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Un WERTHER classico a Genova

par Marie Gaboriaud 29 novembre 2023
par Marie Gaboriaud 29 novembre 2023
©Marcello Orselli pour l’Opéra Carlo Felice
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Un Werther interpretato da grandi artisti, ma messo in scena in modo un po’ troppo convenzionale per i nostri gusti…

In Italia, il mondo della musica protesta da diversi mesi contro le prime trattative del nuovo contratto collettivo nazionale; il 17 ottobre, un primo sciopero, molto partecipato, ha portato al boicottaggio delle prime in 13 teatri lirici del Paese. All’Opera di Genova, un nuovo sciopero il 17 novembre ha portato alla cancellazione della prima di Werther, la seconda produzione della stagione. Dopo l’onirico Sogno che ha aperto la stagione con il botto nel capoluogo ligure, il Carlo Felice si allinea con un Werther interpretato da grandi artisti, ma messo in scena in modo un po’ troppo convenzionale per i nostri gusti.

Dante Ferretti, noto nel mondo del cinema per le sue scenografie, qui è piuttosto poco ambizioso, il che a volte compromette l’efficacia del dramma. Sceglie di ambientare Werther nella Germania degli anni ’30, anche se non è chiaro il motivo di questa scelta, a parte l’efficacia visiva dei costumi e delle scenografie, che a volte ricordano i quadri di Edward Hopper. Elegante e di qualità, la scenografia soffre tuttavia di un eccesso di realismo che accentua la dimensione già molto didascalica del libretto e ne rivela le debolezze invece di mascherarle. Nel primo tableau, ad esempio, la coreografia appare superficiale e non riesce a trasmettere la calda atmosfera familiare della casa del balivo, né tanto meno – nonostante il quadro sullo sfondo – l’aria bucolica d’ingresso di Werther, un’elegia sulla natura che (non) lo circonda

Allo stesso modo, i movimenti dei personaggi, troppo letteralmente legati al dialogo, sembrano a volte artificiosi, sia per i personaggi di sfondo che per quelli principali. Tuttavia, l’atto finale, con la sua oscurità, semplicità e potenza visiva, riesce a superare tutto ciò che potrebbe sembrare esagerato o artificiale – oseremmo dire antiquato – nel libretto dell’opera di Massenet, e fa emergere alla perfezione le emozioni drammatiche della partitura. Le ombre che passano sullo sfondo durante le ultime scene, evocando allo stesso tempo una passeggiata familiare, una ritirata alla luce delle fiaccole e una marcia funebre, creano un effetto suggestivo, raddoppiando senza ripetere la dicotomia della partitura tra i canti natalizi dei bambini e il canto di agonia di Werther.

Il direttore d’orchestra Donato Renzetti prosegue come ospite dell’Orchestra del Carlo Felice la serie di tre spettacoli iniziata con questa stagione e che lo porterà fino alla fine del 2023. Rende magnificamente i diversi registri dell’opera di Massenet, dalla leggerezza dei passaggi comici ai grandi respiri lirici e drammatici che segnano il destino di Werther e Charlotte.  Un plauso particolare va naturalmente ai violoncelli, che accompagnano il protagonista per tutto l’opera, e ai vari solisti, in particolare il flauto e il furtivo ma sorprendente sassofono.

È grazie ai musicisti che lo spettacolo è così forte: l’orchestra e, naturalmente, i cantanti. Il duetto principale è eccezionale. Jean-François Borras, specialista del repertorio francese e in particolare del Werther, domina il cast maschile con il suo tenore delicato, il cui fraseggio è molto colorato ed espressivo, ma anche molto potente, e che non lesina rischi vocali, nonostante la sua familiarità con questo repertorio, suscitando così l’emozione del pubblico.

Caterina Piva, nel ruolo di Charlotte, mostra un mezzo lirico molto omogeneo, espressivo e potente, con un’articolazione quasi perfetta del francese. Le sue indubbie qualità drammatiche sono purtroppo ostacolate da una messa in scena troppo letterale. Le scene di tenerezza con la sorella Sophie sono particolarmente riuscite, grazie soprattutto alla bella complementarietà del loro presenze sceniche e dei loro timbri. Hélène Carpentier, con la sua voce luminosa e agile, interpreta Sophie la cui estrema gioia nasconde anche una forma di angoscia e malinconia, percepibile nella minima crepa della voce in certi fortissimos, che sono profondamente commoventi. Per chiudere il quartetto, il baritono Jérôme Boutillier ritrae efficacemente un inquietante Albert, la cui voce scura e ferma contrasta con il fraseggio sinuoso di Werther.

Uno spettacolo, quindi, di indiscutibile qualità e molto applaudito. È chiaro che l’opera deve offrire spettacoli per tutte le sensibilità, comprese quelle più classiche. Comprendiamo la logica di proporre un’opera canonica in un allestimento tradizionale, tra un Britten onirico (in ottobre) e una creazione contemporanea su Edith Piaf (in arrivo a dicembre). Ma Werther, già criticato come tardo-romantico alla sua prima rappresentazione, non è forse un’opera che ha bisogno di rischiare per rimanere viva?

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Gli artisti

Werther : Jean-François Borras
Charlotte : Caterina Piva
Albert : Jérôme Boutillier
Sophie : Hélène Carpentier
Le Bailli : Armando Gabba
Schmidt : Roberto Covatta
Johann : Marco Camastra
Brühlmann : Emilio Cesar Leonelli  
Kätchen : Daniela Aloisi

Solisti del coro di voci bianche
Maria Guano, Leonardo Loi, Nicoletta Storace, Erica Giordano, Denise Colla, Sofia Macciò, Lucilla Romano, Alice Manara, Giulia Nastase, Vittoria Trapasso

Maestro concertatore e direttore d’orchestra : Donato Renzetti

Regia, scene e costumi : Dante Ferretti
Luci : Daniele Nannuzzi

Maestro del Coro di voci bianche Gino Tanasini

Il programma

Werther

Drame lyrique in quattro atti di Jules Massenet su libretto di Edouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann, dal romanzo di Johann Wolfgang von Goethe.

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova in coproduzione con HNK – Croatian National Theatre di Zagabria.

Esecuzione il 24 novembre 2023, Teatro Carlo Felice (Genova).

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Jean-François BorrasJérôme BoutillierHélène CarpentierDonato RenzettiCaterina PivaDante Ferretti
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Marie Gaboriaud

Marie Gaboriaud est enseignante-chercheuse en littérature française à l'Université de Gênes. Elle est spécialiste des liens entre musique et littérature, et des phénomènes de canonisation des figures de musiciens. Elle a notamment publié "Une vie de gloire et de souffrance. Le Mythe de Beethoven sous la Troisième République" (2017), qui a été finaliste du Prix France Musique des Muses en 2018.

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